martedì, settembre 08, 2009

Remember that day ...

"Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle".


Blow

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
19:57 / p-link / intrugli di parole / commenti

lunedì, settembre 07, 2009

La censura cinematografica ai tempi della Demo(video)cracy ...

Fonte: www.duellanti.com


Il cinema sta tornando ad essere il più temibile nemico della politica. Della politica italiana nello specifico. Dopo il chiacchieratissimo caso di Videocracy - il cui trailer è stato bandito dal 90% delle tv generaliste italiane e uscito nelle sale in (pseudo) silenzio mediatico lo scorso venerdì - l’eco della censura si abbatte su Francesca, il film del regista rumeno Bobby Paunescu, presentato nella sezione Orizzonti alla 66ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film mette in luce l’imperante xenofobia italiana, a partire dagli stessi politici che ci rappresentano,  nei confronti del problema immigrazione, soprattutto se di natura rumena.  Ma fin qui il polverone alzato - per quanto ci sia difficile ammetterlo - non sembra poi così grave: negli ultimi mesi il nostro Paese è stato attaccato duramente da più fronti su questo aspetto e un’ulteriore condanna non avrebbe sicuramente fatto la differenza. Amaramente, ci viene da dire.

Ma l’oggetto del conteso appare ancora più interessante: in realtà ciò che ha portato all’esclusione del film nella sezione Orrizzonti è un appellativo - slut - che un immigrato rumeno attribuisce ad Alessandra Mussolini. La focosa donna politica ha risposto alla provocazione con un’azione legale e con la richiesta di esclusione della pellicola dal Festival in corso in questi giorni. Anche il sindaco di Verona Flavio Tosi - citato negativamente nel film - ha annunciato di muovere a sua volta un’azione legale nei confronti del film.
Ma non basta: il Circuito Cinema Comunali ha a sua volta deciso di non distribuire il film nelle sale. Immediata la reazione di Domenico Procacci della Fandango, casa di distribuzione di Francesca: “Non abbiamo alcuna intenzione di ritirare Francesca dalla distribuzione nelle sale, la cui uscita è prevista per il prossimo ottobre”.

Il contesto in cui questo ulteriore episodio prende vita ci porta a riflettere. Ci troviamo di fronte a due casi di pellicole, Videocracy e Francesca - a poca distanza temporale l’una dall’altra - in cui l’Italia viene derisa, attaccata, frantumata. E siamo proprio noi italiani - chi più e chi meno - a non voler vedere i problemi che il cinema - solo ed esclusivamente quello straniero - ci sta portando a galla. Continuiamo ancora a socchiudere gli occhi, a coprirci le orecchie, a cucirci la bocca. Non vogliamo affrontare in modo maturo ciò che nella nostra Penisola non funziona. Ma perchè? Siamo troppo codardi ad ammettere che stiamo sbagliando? Che la via che stiamo perseguendo è in realtà quella errata?

Ho una personale interpretazione del concetto di censura, che si discosta dalla sua definizione da vocabolario. Quando effettivamente la censura è stata messa in atto? Durante i regimi o perchè bisognava occultare un comportamento o uno stile di vita che non si confaceva alla “normale amministrazione”. Pensiamo ai numerosi film che sono stati messi al bando, le pellicole che sono state fatte a brandelli o bruciate. A me viene in mente Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, per esempio. E se dietro alla censura ci fosse proprio la paura? La paura di fronteggiare la propria arretratezza, i propri errori, i propri sbagli. Difficilmente siamo auto-critici, pensiamo sempre che siano gli altri a sbagliare.

Nella vita quotidiana, nella routine…e adesso anche con il cinema. Noi non riusciamo a renderci conto che questo cinema, questi film stanno forse cercando di aprirci gli occhi su problemi che non riusciamo a vedere. Perchè ne siamo immersi fino al collo, perchè non li percepiamo forse come qualcosa di negativo.

Il cinema sta cercando di venirci incontro e noi gli sbarriamo la strada. Ma voi, nei confronti di questi trascorsi, come vi sentite? Cosa provate? Alla luce del 2010, ha ancora senso parlare di censura?

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
17:28 / p-link / deliri in pellicola, news about cinema / commenti

sabato, settembre 05, 2009

La mia Venezia, tra Fantastico e Realistico ...

Fonte: http://www.duellanti.com/2009/09/la-mia-venezia-tra-fantastico-e-realistico/

Correva l’anno 2007. Dopo un anno infernale alle prese con la stesura della mia tesi di laurea e annessa discussione in giugno, avevo deciso di regalarmi ancora una volta la Mostra del Cinema di Venezia. A quei tempi lavoravo per un centro divertimenti per famiglie, stavo racimolando qualche soldino per la mia laurea specialistica e chiedere le ferie proprio per quei dieci giorni era stata un’impresa titanica… no, non è vero. Lì conoscevano tutti la mia passione per il cinema e i miei responsabili non ci hanno pensato due volte a regalarmi quei dieci (meritati) giorni di svago.Ma un po’ di sapore epico nel racconto crea la leggenda e aggiungere qualche dettaglio scabroso alimenta l’interesse del lettore. Su questo concetto ho avuto un vero Maestro, fidatevi..ma ne parliamo più avanti.
La richiesta dell’accredito era scattata in pochi giorni, all’annuncio sul web del Leone d’Oro alla carriera di quell’anno: Tim Burton. Dopo aver speso ore della mia vita a documentarmi sulla sua filmografia per dar vita alla mia tesi,andare a Venezia a stringergli almeno la mano mi sembrava il minimo che potessi fare.
E poi di Venezia avevo una marea di bei ricordi: l’anno precedente avevo assaporato la magia di varcare la soglia del metal detector e del red carpet, sedere in sala di fianco a Milena Vukotic - che odora incredibilmente di nonna altolocata -, chiacchierare con Gianni Ippoliti davanti al “Muro del Pianto” (una sorta di pannello che raccoglie tutte le critiche negative sui film e sulla Mostra), fare la spesa con Maurizio Ferrini (sì, quello che faceva la Signora Coriandoli) e ordinare uno spritz con Ghezzi vicino di tavolo. Inoltre, accanto a questa mondanità frivola, avevo visto un buon 70% di bei film, che - come accade nella maggior parte dei Festival - non arrivano nelle sale.
Un modo come un altro per rimanere informati sulle correnti cinematografiche che sono il tuo oggetto di studio quotidiano.Insomma, ci stava.

Arrivata a Venezia e armatami di accredito (rigorosamente verde, che è quello che noi studenti in gergo chiamiamo “l’accredito degli ultimi degli stronzi”*), vengo a scoprire che venti fortunati vincitori tra i comuni mortali potranno accedere in Sala Grande alla premiazione del Leone d’Oro alla carriera. I biglietti erano disponibili gratuitamente alle biglietterie del Lido, ma accessibili solo il giorno 4 settembre,ossia il giorno precedente alla consegna del Leone d’oro. Potete immaginare il clima di tensione che si stava creando intorno a quell’evento. L’atmosfera ansiosa che aleggiava intorno a quel 5 settembre mi ricordava la stessa corsa surreale al biglietto d’oro ne La fabbrica di cioccolato. Annunci, richieste, orde di freak vestiti a-la Edward mani di forbici che supplicavano ai vincitori di regalargli il biglietto, nel caso qualche fortunato non fosse stato intenzionato ad andare.
Io passavo davanti a quei ragazzi, con tanto di targhetta al collo che sfociavano nel ridicolo, e mi chiedevo se anche io mi fossi ridotta così pur di entrare. Nah, non aveva senso. La rassegna di quei casi umani era molto divertente e, lo ammetto, un paio di volte mi sono sentita proprio come in Big Fish, circondata da personaggi al limite della realtà.

Nel frattempo seguivo la Mostra, entravo e uscivo da una proiezione all’altra, confondevo il giorno con la notte, ma c’era qualcosa dentro di me, un senso di agitazione che covava. Cercavo di non badarci troppo, appuntavo quello che vedevo, cancellavo i film già visti sulla mia guida e pensavo alle prossime tappe. Arrivò il 3 settembre e quell’angoscia diventò reale: eh sì, dopo due giorni Tim Burton avrebbe passeggiato su quel red carpet su cui avevo strisciato le mie all star muovendomi da una sala all’altra. Era irreale. Avevo detto a me stessa di non fare cazzate da fan, di godermi l’evento in modo maturo (avevo 22 anni, perdio!) e di provare ad entrare e fregarmene nel caso (quasi ovvio) in cui non avrei fatto il mio ingresso in Sala Grande stringendo tra le mani il biglietto d’oro di Willy Wonk…ehm, di Tim Burton. Programmai con il mio compagno di avventure veneziane (nonchè mio ragazzo) una sveglia all’alba per essere il 4 settembre in coda ad un orario decente. Nel frattempo, un nuvolone pieno d’acqua aveva fatto capolino sulle assolate giornate veneziane e il 4 settembre si scatenò l’alluvione. Mentre eravamo in coda (interminabile, ma davanti a me alla fine c’erano una decina di persone, potevo farcela!), l’acqua scrosciava selvaggiamente e il vento portava via gli ombrelli. Avete presente il tornado di Il mago di Oz? Ecco, una specie. Nel frattempo arrivarono le 8 e la biglietteria aprì: la corsa spasmodica al biglietto, il delirio, gente che urlava. Mai visto niente di più maniacale. Il sogno si frantumò quando tutti scoprimmo che i venti biglietti erano andati a ruba perchè dislocati nelle varie biglietterie del Lido. Scene isteriche, pianti, tanti novelli Edward mani di forbici e Spose cadaveri travolti da lacrime amare colme di delusione. Dentro di me, lo ammetto, un po’ di senso di sconfitta c’era. Così, determinata come non mai, mi recai nella segreteria del Casinò a fare reclamo sulla scarsa organizzazione della consegna dei biglietti (dislocare 20 biglietti in 5 biglietterie equivaleva a 4 biglietti ciascuno..perchè non bloccare le file di ragazzi subito?). Mi accolse una signorina molto simpatica, alla quale riuscii a strappare la promessa che, nel caso in cui qualche riccone non avesse ritirato il suo biglietto omaggio, me lo avrebbe regalato. Quando uscii da lì, mi resi conto che tutto ciò, oltre ad essere surreale, era alquanto impossibile. Figurati se ’sta ragazza, con tutto quello che ha da fare, mi regala l’accredito!, pensai. Passai l’intera giornata ad arrovellarmi il gulliver (!) e distraendomi con qualche visione.

Uno scatto sfocatissimo di T. Burton

Uno scatto sfocatissimo di T. Burton

Il 5 settembre attendevo quella telefonata, anche se sapevo che le speranze erano praticamente pari allo zero. Vidi I’m not there con il cuore in mano. Nel frattempo le ore passavano, le orde di fans che accalcavano il tappeto rosso aumentavano di ora in ora e io ero ancora sospesa sul filo del rasoio. Alle 6 meno 5 del pomeriggio ricevetti una chiamata da un numero privato: era la ragazza del Casinò. A malincuore, mi disse che i biglietti vip erano stati ritirati tutti e che non poteva aiutarmi. La ringraziai e misi giù. Amarezza, quanta amarezza. Mi sono sentita davvero ridicola. Il mio compagno di avventure, vedendomi abbattuta, decise di accompagnarmi al red carpet almeno per togliermi la curiosità di vedere Tim Burton. Accettai anche se sapevo che stavo facendo la figura della ragazzina. Attendevo avvolta dalla folla. La mia altezza gnomica non mi permetteva di vedere molto, così il mio ragazzo mi prese sulle spalle. Appena sentii la folla urlare, capii che il momento era arrivato. Lo vidi scendere dalla macchina con accanto la sua consorte in avanzato stato di gravidanza, si avvicinò alle transenne per firmare autografi. Arrivò davanti a me e, proprio come in Big Fish, il tempo si fermò: gli sorrisi e lo salutai con un cenno della mano, lui rispose gentilmente e sorrise. Le orecchie erano ovattate, le urla di quei pazzi erano solo un sottofondo lontanto. Pian piano sentivo il mio “sostegno” cedere sotto il peso della mia mole. Così ridendo decisi di scendere dalle sue spalle e l’unica cosa che gli dissi, appena toccato terra, fu: “Almeno un saluto gliel’ho fatto!”. Il mio compagno d’avventure e io ci allontanammo dalla folla andando verso l’autobus che ci avrebbe accompagnato al traghetto. Lui era dolorante e mi malediceva, io ridacchiavo come una quindicenne.

Per la prima volta rendo pubblica questa storia in modo così dettagliato, con annessi scatti di quel giorno. Avrei potuto raccontare altri divertenti retroscena, perdermi in elucubrazioni sulla Mostra. Ho deciso di virare al nostalgico-personale, proprio perchè ognuno raccatta un pezzetto di vita dai suoi ricordi più importanti. E poi, come diceva Edward Bloom in conclusione a Big Fish:
A man tells so many stories, that he becomes the stories. They live on after him, and in that way he becomes immortal.

*l’accredito Cinema (o accredito “verde”) è quel pass che permette ai poveri studenti di cinema e comunicazione di vedere SOLO le proiezioni della mattina (fino alle 17), con ore interminabili di coda sotto il caldo sole di fine estate.

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
13:28 / p-link / diario veneziano / commenti (1)

venerdì, luglio 17, 2009

When you believe.. ...

E The Bride ce l'ha fatta.
Entrare a far parte della squadra di duellanti (per chi è stato un mio lungo lettore) è sempre stata una delle mie sospirate ambizioni. Scrivere di cinema, poter firmare quei pezzi, incazzarsi e innamorarsi su carta..

If you believe

www.duellanti.com

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
12:15 / p-link / useless, deliri in pellicola, news about cinema / commenti (1)

venerdì, marzo 13, 2009

My last university day ...

Io non tremo, è solo un po' di me che se ne va.

Bye Bye Bombay (Afterhours)

 

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
18:03 / p-link / / commenti (3)

martedì, marzo 10, 2009

Per quanto non abbia apprezzato il film, c'è una verità imprescindibile ...

La felicità è reale solo se condivisa.

Into The Wild

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
19:48 / p-link / intrugli di parole / commenti (1)

venerdì, gennaio 30, 2009

Dedicated to ...

Amichetto della Tuscia, è tutta per te questa scena. So che apprezzerai e spero che ti faccia sorridere un po'..forza e coraggio!

 

Say Anything - In Your Eyes (Peter Gabriel)

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
00:14 / p-link / intrugli di parole / commenti (3)

domenica, gennaio 25, 2009

I can't forget to remember you..I can't remember to forget you ...

Indelebile il ricordo, scritto sulla pelle, nell'anima..

Cancella fino all'ultimo file, rendimi libera da ogni singolo ricordo che mi trascino,
che mi logora, che mi divora..
E' una vita che cerco di eliminare ogni singola parte del passato
 Ma più vado avanti e più..

..il ricordo s'imprime dentro. Mi assale, entra nel profondo e sviscera un dolore.
Quello di non ricordarmi di dimenticare.

Beati gli smemorati perchè avranno la meglio sui loro errori.

 

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
23:53 / p-link / deliri in pellicola, intrugli di parole / commenti (1)

domenica, gennaio 25, 2009

Quando si ama una storia ...

Recupero con immensa gioia una sceneggiatura che l'anno scorso io, Elle e la Mav abbiamo scritto a 6 mani per gioco durante le (vane e inutili) lezioni di sceneggiatura di poppporno (d'ora in poi lo chiamo così, forse anche per privacy nei suoi confronti..già l'ho smerdato troppo nella vita reale, ucciderlo anche virtualmente è pura cattiveria). Ho avuto modo di rielaborare un finale alternativo rispetto a quello aperto (che rimane il mio preferito) che avevamo pensato in origine. L'atto liberatorio di una risata, un plongee, il mare, gli occhi e Quello che non c'è. Ho un desiderio enorme: girare quella scena finale. Me ne fotto dell'inizio, voglio girare quella scena perchè è quella che sento completamente mia. Ce l'ho in testa, manca solo il modo di girarla e renderla a tutti gli effetti mia.

Odio scrivere sceneggiature (forse sempre per colpa di popporno..oramai è un capro espiatorio, povera bestia) perchè riconosco la mia totale incompetenza. Ma quella è PERFETTA. Nel frattempo vi abbandono alle meravigliose note della canzone degli Afterhours.

Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in sè
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da sè, fottendomi da me
Per quello che non c'è

 

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
12:33 / p-link / that sounds good / commenti

venerdì, gennaio 23, 2009

..and I'm feeling good! ...

L'ho cercata disperatamente dopo aver visto Seven Pounds. Non pensavo fosse stata rifatta dai Muse. La adoro! Incredibile..è la giusta canzone che mi dà la carica per questo periodo.

Yeah, I'm feeling good!

 

inciso con la katana da The Bride aka fabryluvskaos
21:47 / p-link / that sounds good / commenti

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